
Non esistono attualmente molti studi, tuttavia grazie a quelli finora effettuati è riconosciuto che ai cani la musica piace e, anzi, ha anche effetti positivi sul loro stato fisiologico. Ma i cani sono in grado di riconoscere le note? Un recente studio condotto da Claudia Pinelli, Anna Scandurra, Cristina Giacoma, Alfredo Di Lucrezia e Biagio D’Aniello, pubblicato su Animal Cognition, ha esplorato questa affascinante domanda, concentrandosi in particolare sulla capacità dei cani di riconoscere strutture musicali basate sul tono relativo. più semplicemente: i cani riscono a riconoscere gli intervalli tra le note?
L’esperimento: cani all’ascolto di sequenze musicali
L’indagine ha coinvolto 16 cani di razze, età e sesso diversi, tutti con almeno un livello base di educazione. I cani sono stati istruiti direttamente dai loro proprietari, all’interno del contesto domestico, per associare una sequenza di suoni a una determinata posizione della ciotola nello spazio.
La sequenza musicale usata per l’esperimento era composta da quattro note ascendenti: Do-Mi-Sol#-Do (C7-E7-G#7-C8), generate digitalmente come toni puri sinusoidali alle frequenze di 2093, 2639, 3322 e 4186 Hz.
L’obiettivo era verificare se i cani fossero in grado di distinguere le sequenze musicali non solo in base all’altezza assoluta delle note, ma anche quando queste venivano trasposte (cioè spostate a tonalità diverse), sfruttando dunque il riconoscimento del tono relativo.
I risultati: il ruolo cruciale della vista
Durante i test, è emerso che la maggior parte dei cani riusciva a rispondere correttamente solo quando il proprietario era visibile. Questo ha suggerito che gli animali si affidavano principalmente a segnali visivi involontari emessi dai conduttori, piuttosto che ai segnali acustici. Anche i cani sottoposti a lunghi periodi di training non hanno mostrato miglioramenti significativi in assenza del proprietario.
Tuttavia, due cani si sono distinti per la loro sorprendente capacità di riconoscere le sequenze anche quando queste erano trasposte e senza supporto visivo. Questo risultato suggerisce che, seppure raramente, alcuni cani possano elaborare relazioni musicali basate sul tono relativo – una competenza ritenuta sofisticata anche nell’ambito della cognizione musicale umana.
Limiti dello studio e possibili spiegazioni
Nonostante l’uso di toni puri per ridurre l’influenza degli armonici, la riproduzione audio tramite dispositivi mobili potrebbe aver introdotto distorsioni. In alcuni casi, queste distorsioni potrebbero aver fornito indizi involontari ai cani. Tuttavia, uno dei due soggetti “di successo” ha risposto correttamente anche a sequenze diverse da quelle originali, rafforzando l’ipotesi che alcuni cani possano effettivamente generalizzare schemi musicali.
Gli autori hanno anche evidenziato una possibile spiegazione genetica per questa capacità: esistono forti differenze individuali tra i cani in molti domini sensoriali, come ad esempio l’olfatto, e probabilmente anche nell’udito. È noto che la musicalità ha una componente ereditaria negli esseri umani (Drayna et al., 2001), e lo stesso potrebbe valere anche per i cani. Proprio come negli esseri umani esistono individui con talento musicale innato, ed è quindi possibile che anche tra i cani ci siano soggetti “musicalmente dotati”.
Un’eredità dai lupi?
L’origine di questa capacità potrebbe affondare le radici nel comportamento vocale dei lupi. Gli ululati di branco mostrano variazioni di tono e ritmo che ricordano, in forma primitiva, la struttura musicale. Alcuni studi hanno mostrato che ogni lupo possiede un “profilo tonale” unico e che i membri del branco modulano le proprie vocalizzazioni in risposta agli altri. Tuttavia, il legame diretto tra questa vocalità e la percezione musicale resta ancora ipotetico.
Conclusioni: la musicalità nei cani esiste, ma, almeno per ora, è rara
Lo studio firmato da Pinelli, Scandurra, Giacoma, Di Lucrezia e D’Aniello suggerisce che alcuni cani sono in grado di riconoscere il tono relativo, una competenza musicale considerata avanzata. Sebbene siano pochi, questi soggetti aprono nuove prospettive nella ricerca sulla musicalità animale.
Il messaggio più interessante? Studiare i singoli individui – e non solo gruppi generici – potrebbe essere la chiave per scoprire abilità cognitive complesse nei nostri compagni a quattro zampe. Come per gli esseri umani, il talento musicale nei cani potrebbe essere raro ma reale, e riconoscerlo può offrirci nuove vie per comprendere sia la mente animale che le origini biologiche della musica.